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Bombardare l'Iraq, oltre ad essere un delitto, costituisce uno dei delitti culturali più efferati della storia.

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Quello spazio di Terra non è soltanto un fattore economico, il miraggio del petrolio che giacenel suo sottosuolo, verso il quale si rivolgono gli interessi di molte nazioni, ma è nella sua estensione totale, con le aree delle nazioni che lo circondano, dalla Turchia all'Iran, dalla Palestina/Siria all'Iran, un'unica area archeologica.

I discorsi politici, da qualsiasi sorgente provengano, sono pieni di ipotesi economiche attuali e future relative a quelle terre, alle quali si annettono, per l'interesse strategico, l'Afghanistan e il Pakistan, nazioni, queste ultime, confinanti a nord con la Cina, dove sta per attuarsi uno dei mari artificiali più grandi creati dall'uomo lungo il corso di un fiume.

Mediante chiuse opportunamente distribuite sarà collegato con l'Oceano Pacifico.

Noi prescindiamo da questo interesse economico enorme, che è guardato con apprensione da tutti.

Noi ci rivolgiamo all'Iraq come al centro culturale più importate di tutto il V.O.A., dal quale ci sono pervenuti i testi che hanno dato origine alla nostra civiltà, prima di essere filtrata attraverso il pensiero greco.

Ci turba che i musei dell'Occidente, (Spagna, Francia, Inghilterra, Germania, Stati Uniti, Italia), sono pieni dei reperti Irakeni venuti alla luce, dall'ottocento in poi, dai vari scavi attuati dalle missioni archeologiche occidentali e gli addetti ai lavori non fanno ascoltare la loro voce contro l'eccidio culturale ed umano che avverrà in Iraq, sottoponendo alla visione deiguerrafondai le mappe particolareggiate di quelle zone, talmente dense di siti archeologici di città perfettamente ubicate e di molte altre nominate nei testi, come Aratta, la cui ubicazione non è ancora individuata, da ritenere l'intera area un unico sito archeologico da proteggere da ogni velleità bellica.

Destano preoccupazione le città sepolte la cui ubicazione permane vaga, cosa che permetterebbe bombardamenti alla cieca all'intelligente macchina bellica americana, operante a distanza, telecomandata, nelle stanze di comando elettronico di Washington.

Possiamo affermare senza tema di essere smentiti che ogni metro quadrato dei deserti Irakeni può ipoteticamente conservare mattonelle cuneiformi, intere biblioteche, come quelle di Mari, Ebla, Ninive (Questa città ha dato una collezione imponente di testi cuneiformi), Sippar, la cui biblioteca, anteriore a quella di Ninive, è stata trovata nel tempio di Shamash da una missione archeologica Irakena nel 1987, ed altre nei vari siti di scavo, dalle foci dei due fiumi, Tigri ed Eufrate, a salire dall'antico Sumer fino alle sorgenti. Avvenuta la fusione dei ghiacciai in modo consistente (dal 5000 A. C. circa), con la risalita del livello marino, forse il Diluvio, verso i valori attuali, le acque del mare possono avere ricoperto siti archeologici che l'embargo verso l'Iraq non ha permesso di studiare e recuperare. Il Sumer coincide con l'attuale Bassora, che già ha subito e subisce i bombardamenti USA.

Se avessero coscienza dell'importanza spirituale della conoscenza della cultura sumerica, di ciò che ancora deve essere letto sulle mattonelle cuneiformi, di ciò che si cerca, di certo nessun americano ordinerebbe di bombardare l'Iraq e di tenerlo in stato di schiavitù.

L'embargo è una situazione negativa per chiunque volesse recarsi in quel paese per studi specialistici sui testi antichi.

Gli epigrafisti occidentali non possono accedere con la libertà voluta per colpa dell'occidente.

Sono un insegnamento traumatico le situazioni vissute in altri campi, lungo la storia dell'ultimo cinquantennio del secolo appena passato.

La recente scoperta del Tempio del Dio Sole, Shamash, da parte degli archeologi Iracheni, 1988, attende la collaborazione degli epigrafisti di tutto il mondo. In Italia potrebbero dare riferimenti Pettinato e Matthiae.

Che nel Tempio fosse conservata una biblioteca tra le più importanti di quelle custodite nelle varie città antiche si sapeva dall'antichità.

Nella Babiloniakà di Berosso è scritto che il Dio Cronos, nel predire all'eroe del Diluvio, Xisuthros, l'imminente catastrofe, gli ordina, prima ancora di costruire l'arca con cui si sarebbe salvato, di nascondere in un luogo della città di Sippar, tutti i documenti scritti esistenti, perché non andassero perduti.

Questa citazione è riportata per il comportamento non analogico, a quello del Dio Cronos, di Bush, che non ha ordinato a Saddam, di nascondere in luoghi protetti tutti i tesori archeologici della nazione perché fossero preservati dai bombardamenti intelligenti programmati dai computer americani.

Di sovrapporre dei grandi teloni nei luoghi ipotizzati per ricerche archeologiche con scritto sopra: qui non bombardare per piacere.

Citiamo due nomi prestigiosi tra quelli che hanno ricercato nei millenni la biblioteca di Shamash, Assurbanipal e Alessandro Magno.

Le citazioni sono prese dai testi del Prof. Pettinato.

Assurbanipal si vantava (analogamente a Shulgi un millennio e mezzo prima di lui) di sapere leggere i testi cuneiformi di prima del Diluvio, ostici, e di conoscere l'arte della scrittura.

Enuncia inoltre il grande potere della parola, i cui effetti, sul comportamento umano, sono determinanti, potendo avvalorare la libertà di pensiero e le capacità analitiche o generare plagi dei quali si può restare vittime per millenni.

Oggi stiamo assistendo ad un susseguirsi di plagi che orientano il comportamento delle masse, il credo, la fede.

Gli arsenali Irakeni, dall'esistenza ipotetica e misteriosa, dove si elaborano armi di distruzione di massa hanno il sapore del plagio propagandistico, del quale la gente non si rende conto, incapace di analizzare le parole che lo enunciano e quantificare che cosa occorre per rendere operativo un apparato per la produzione di armi di qualsiasi genere.

Uno degli arsenali USA, in Oklahoma, il McAlester ARMY AMMUNITION PLANT, McAAP, si estende per 233 Km2 di impianti, che potrebbe vedersi dalla luna ad occhio nudo.

Potrebbe fornire alle truppe 400 container di munizioni al giorno per un mese continuato, in caso di necessità moltiplicare la sua produzione.

Lavora a ritmo continuo dal 1943. Vi sono state prodotte le armi per radere al suolo il Vietnam, per costringere Saddam Hussein a ritirarsi dal Kuweit e i Talebani a lasciare Kabul.

Produce dalle granate corazzate da 20 millimetri alle bombe di 25 tonnellate.

Sono le bombe che hanno distrutto i rifugi dei Talebani. Un bombardamento a tappeto distruggerebbe l'Iraq, peggio di Dresda.

Gli arsenali dell'Iraq sono aghi in un pagliaio, invisibili, buoni a produrre (come nel 1991) carri armati, cannoni di cartapesta e spaventapasseri.

Gli uomini di cultura dovrebbero opporsi a questo disastro storico, un vero delitto, contro le origini della nostra civiltà, contro l'intera umanità, la quale potrebbe trovare pace, risalendo al pensiero che le ha generato la coscienza nei termini moderni.

Costruire una coscienza forte ed analitica contro i delitti proposti in modo subdolo e plagiante in nome della libertà, non è facile. Si deve tentare, iniziare dalla nostra stessa coscienza.

È troppo il plagio di parole che ci circonda. Diffidiamo di ciò che è presentato come grande attuazione, seguiamo ciò che è bene reale, intuibile, sosteniamo la pace come principio primo dell'essere.

Salvatore Emmanuele

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