Tu sei qui: home > L’acquedotto romano di Catania

SiciliAntica | Attivita' | Pubblicazioni

archeologia in Sicilia - Sicilia Antica

modulo iscrizione | archivio news | link | contattaci

L’acquedotto romano di Catania

convegno_paterno.jpg

L'acquedotto romano, lungo circa 24 chilometri, dalla suggestiva collina panoramica detta Botte dell'acqua a 400 metri di altitudine (nell'attuale territorio di S. Maria di Licodia), riprodotta in uno dei famosi acquerelli di Houel, raggiungeva attraverso un percorso sinuoso, ora interrato o appena affiorante sul piano di campagna ora svettante su solide arcate ma sempre costantemente in simmetrica pendenza, la città di Catania.

Un monumento importante, frutto della tecnica architettonica del tempo, trascurato ingiustamente nel corso dei secoli, una parte della nostra storia da recuperare e restaurare, un cordone ombelicale che, nel periodo della Roma imperiale, univa la Città al territorio etneo.

Questo il tema dell'interessante convegno che si è svolto sabato 10 maggio 2003 nella sala dell'Auditorium "Don L. Milani" di Paternò. Organizzato da SiciliAntica, con il patrocinio del Comune di Paternò e la collaborazione della Università (CE.U.T.A. - Centro Universitario di Topografia antica) e della Soprintendenza ai BB.CC.AA di Catania, in occasione della "V Settimana della Cultura" indetta dall'Assessorato Regionale dei beni Culturali e Ambientali della Pubblica Istruzione, all'interno del progetto dell'U.N.E.S.C.O. che ha proclamato il 2003, anno dell'acqua, il convegno ha raccolto un pubblico selezionato che ha seguito con attenzione gli interventi dei vari relatori.

Dopo i saluti di Franco Uccellatore (Presidente SiciliAntica sede di Paternò), di Piero Butera (Presidente Provinciale SiciliAntica) e Giuseppe Lo Porto (Presidente Regionale SiciliAntica) sono intervenuti la prof.ssa Sebastiana Lagona, che, con il suo lavoro pubblicato nel 1964, L'acquedotto romano di Catania, Cronache di archeologia, 1964, pp. 69-86, ha costituito la prima ed accurata indagine sul monumento svolta con criteri scientifici moderni.

La Lagona, nella sua premessa, ha elencato, in un sintetico ma chiaro excursus, la storia degli studi e delle antiche fonti in cui viene menzionato o più diffusamente descritto l'acquedotto citando il Fazello (seconda metà del 1500, che lo definì "ricco di acque e monumentale come quelli di Roma"), Lorenzo Bolano (vissuto sempre nel XVI secolo, che ci dà la descrizione delle ramificazioni dell'acquedotto all'interno della città di Catania) Pietro Carrera , Vito Maria Amico (vissuto nella prima metà del 1700, il quale localizza il punto di partenza delle acque a Santa Maria di Licodia indicandone il percorso che si snodava lungo le campagne di Civita, Valcorrente, Misterbianco prima di arrivare nel capoluogo etneo), Paternò Castello, Principe di Biscari , che ci ha lasciato una descrizione precisa dei tratti ancora visibili ma assai danneggiati nel passato dall'eruzione del 253 d.C. e da quella del 1669.

L'ultima descrizione settecentesca si deve all'Houel, che durante il suo viaggio in Sicilia visitò i resti dell'acquedotto immortalandoli in delle bellissime e famose tavole.

Nell'800 il monumento subisce vari smantellamenti, come ci informa lo storico Vincenzo Cordaro Clarenza , per la costruzione delle nuove mura della città e del molo. Il Duca di Carcaci, all'incirca nello stesso periodo, aggiunge nuove considerazioni, ipotizzando la portata d'acqua in 46 zappe. Nel 1931 l'ingegnere Nicolosi pubblica a Catania la prima monografia di tipo tecnico sull'acquedotto (grafia del tracciato, dimensione del canale, rivestimento interno ecc.) indicando anche la portata d'acqua che secondo i suoi calcoli poteva arrivare a 30.000 cubi al giorno.

La studiosa infine ripercorre le tappe del suo studio fornendo tutti gli elementi per la ricostruzione del tracciato con un costante riferimento alle strade e alle zone (S. Maria di Licodia contrada Paratore o Butta, Paternò, contrade Civita e Scalilli, Valcorrente, Misterbianco, Peri‘a cruci e Sieli, Catania, Via della Bainsizza ecc.) in cui l'acquedotto ricade.

Data anche il monumento al I secolo d. C. in base ad un'iscrizione trovata a S. Maria di Licodia in cui si ricordano i curatores aquarum.

Dopo è intervenuta la dott.ssa Gioconda Lamagna che ha curato in modo preciso e scientificamente valido l'opera Acquedotto romano-tratto ricadente nel territorio di Paternò , realizzata nel 1997 nell'ambito del progetto di Educazione permanente (XXIII Distretto Scolastico di Paternò- Assessorato regionale BB.CC. e P.I. - Soprintendenza ai BB.CC. e AA. di Catania - Studio di Architettura S.E.A di S. Maria di Licodia).

La Lamagna, riprendendo il discorso della Lagona ha ribadito che alcuni tratti non esistono più poiché sono stati abbattuti o distrutti, ed ha sottolineato che per la prima volta con il lavoro realizzato dal Distretto è stato svolto un importantissimo lavoro di rilevamento topografico in cui sono stati fissati sulle cartografie l'antica struttura dell'acquedotto individuando, tramite foto, il suo percorso fatto con il canale principale ( specus), largo mezzo metro e alto un metro e mezzo, che aveva una copertura a volta semicircolare impermeabilizzata con malta.

Continuando la Lamagna ha illustrato come i romani costruivano gli acquedotti dandogli una pendenza costante per la qual cosa si passava dai tratti interrati a quelli su un muro di sostegno o su arcate, ordinate su due fila.

Ha parlato dei putei che erano dei pozzi di ispezione che servivano per i controlli, per la pulizia e la manutenzione dell'acquedotto mentre attraverso i castelli di distribuzione (castella aquae) l'acqua veniva canalizzata in derivazioni secondarie ...

MIMMO CHISARI  -  ALFIO CICCIA

SiciliAntica

Associazione per la tutela e la valorizzazione dei beni culturali e ambientali

Creazione Sito Web ~ CLIC - Consulenze per il Web Marketing
Ottimizzazione Siti Web ai primi posti sui motori di ricerca a cura di A. Argentati - Consulenze Aziendali per Internet