Dichiariamo la nostra opposizione ad un'inutile opera che porterebbe ulteriore scempio agli ultimi lembi di macchia mediterranea delle zone costiere dello Stretto.
Molte sarebbero le ragioni per opporsi al progetto del ponte sospeso più lungo del mondo: il rischio sismico, i costi spropositati, le opere di contorno più impegnative del Ponte stesso, gli incerti vantaggi economici.
Per promuovere uno sviluppo equilibrato dell'economia, della cultura e delle infrastrutture dell'Italia meridionale, per valorizzare il paesaggio e le risorse ambientali tra Scilla e Cariddi invece del Ponte sullo Stretto di Messina si devono realizzare opere prioritarie e necessarie, a cominciare dal potenziamento del sistema ferroviario e dall'adeguamento degli assi stradali e autostradali siciliani e calabresi.
La nostra regione è isolata non a causa della sua insularità ma perché circondata da regioni povere per infrastrutture che rendono a chiunque assai arduo raggiungere la Sicilia.
Ma a noi interessa soprattutto evidenziare il grave rischio ambientale che minaccia l'area dello Stretto di Messina, il territorio emerso e i fondali marini, la popolazione faunistica e il delicato ecosistema che lo rendono un luogo unico nel Mediterraneo.
Le particolarità morfologiche tipiche ed esclusive di questi fondali favoriscono lo sviluppo e la riproduzione di alcuni organismi, o di alcune loro caratteristiche biomorfologiche, che risultano del tutto assenti in altre aree del Mediterraneo.
Lo Stretto è una delle aree "chiave" in Europa, assieme al Bosforo e allo Stretto di Gibilterra, per la migrazione di uccelli in primavera.
Mentre negli altri due stretti i volatili sono protetti da oltre venti anni, dicono al WWF, e raccolgono un turismo verde fatto di appassionati e ornitologi che arrivano da tutto il mondo, quello di Messina è solo patria del bracconaggio.
Dalle simulazioni virtuali e dai fotomontaggi si può ben notare la portata dell'impatto della struttura nella zona dei laghi di Ganzirri e dell'antistante costa calabrese: oltre alle trasformazioni del paesaggio, è evidente la rottura delle relazioni paesistiche in ambiente lacustre ed i pesanti effetti sulle zone residenziali, che sono in parte da rimuovere con conseguente "deportazione" della popolazione.
LA PRESIDENZA REGIONALE DI SICILIANTICA
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