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MILAZZO

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RIAPERTO IL DUOMO ANTICO

Dopo un lungo e travagliato restauro, accompagnato da polemiche, finalmente l'antica chiesa madre di Milazzo, giovedì 20 giugno nel corso di una solenne cerimonia, è stata provvisoriamente riaperta e riconsegnata ai cittadini dall'amministrazione comunale, che lo ha destinato ad auditorium in grado di accogliere 300 spettatori.

Se è meritoria la volontà di restituire alla pubblica fruizione un bene architettonico che dal 1860 è stato praticamente inagibile è, tuttavia, innegabile che si sarebbero dovuti evitare molti interventi di restauro purtroppo irreversibili e pesantemente finalizzati ad "adattare" la chiesa alla sua nuova destinazione d'uso invece che a puntare primariamente sul recupero dell'edificio.

Tali interventi sono stati più volte segnalati alle autorità competenti dai soci di SiciliAntica di Milazzo e denunciati nel corso di convegni pubblici organizzati a Milazzo e Messina.

  Riguardo al rivestimento della cupola , avevo fatto notare come, sia l'originario intento di rivestirla in rame sia la scelta della copertura in piombo, fossero solo soluzioni semplicistiche e oltretutto costose.

Nel rispetto dell'integrità di un monumento, già duramente manomesso dai discutibili restauri effettuati dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici di Catania alla fine degli anni '70 (che però allora inspiegabilmente non suscitarono né opposizioni né critiche da parte della querula stampa locale), ho sempre ritenuto necessario individuare soluzioni tecniche alternative, abbinando tradizione e tecnologia per realizzare una copertura in cocciopesto.

Senza alcuna presunzione di suggerire il ripristino di una situazione ormai definitivamente compromessa, consigliavo per la cupola, per lo scomparso pavimento di marmo, per le tre grandi porte di ingresso, per gli intonaci esterni, di adottare soluzioni tecniche funzionali ma di tono "basso" per evitare il rischio di esaltare più l'intervento di restauro che l'edificio, più le lacune e la sue integrazioni che le parti originali, nel rispetto di quei principi e indicazioni di restauro conservativo da decenni adottati in Italia e che recentemente sono stati riproposti con forza col recupero della Chiesa romana di S.Giorgio in Velabro, danneggiata dall'attentato mafioso del 1993.

Con poca sorpresa ma con molto rammarico i soliti settari ambienti antiquari milazzesi, fin troppo impegnati a contrastare a suon di citazioni iconografiche la scelta infelice della copertura della cupola, poco si sono, invece, interessati dei molti interventi di restauro omessi o se presenti, assai discutibili, contenuti nella Perizia di variante presentata dalla Direzione dei lavori.

A cominciare dagli intonaci esterni che presentano colori troppo vividi; essi sono stati inutilmente rifatti a vent'anni dal discutibile intervento di restauro citato e risultano essere ora così uniformi da appiattire e quasi annullare l'aggetto delle paraste e degli altri elementi decorativi architettonici esterni.

La facciata presenta sopra lo straordinario portale in marmo policromo, due tondi con cornici decorate a rilievo: in quello di destra, assai lacunoso, sono raffigurati alcuni simboli dello zodiaco (non è noto quando la maggior parte dei frammenti sia andata dispersa), mentre l'altro tondo è una meridiana, che attende tempi migliori e maggiore perizia per essere restaurata.

Le coperture dei quattro bracci dell'edificio, già manomesse nei primi anni '80 e originariamente a falda inclinata, sono state completamente stravolte e bizzarramente rifatte col tipico profilo curvo delle volte a botte.

Per quanto riguarda il restauro del pregevole interno dell'edificio, avevo denunciato l'assurdità dell'assenza di restauratori altamente qualificati per intervenire sullo stupendo complesso di marmi mischi e pannelli con tarsie marmoree del XVII-XVIII sec. che ricopriva gli altari laterali e le cappelle del Duomo, attribuite a Pietro Novelli.

Invece, la stessa impresa che ha effettuato il restauro delle strutture si è occupata dei delicatissimi frammenti marmorei, armata di resine e buona volontà.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: integrazioni realizzate con materiali discutibili e lacune così numerose da far sorgere il sospetto che avrebbero potuto forse essere integrate, dal momento che in magazzino sono rimasti "inutilizzati" centinaia di tasselli lapidei.

Questo è avvenuto perché si è proceduto alla frettolosa rimozione dei numerosi frammenti di lastre e tarsie marmoree che giacevano sul pavimento dell'edificio senza una preventiva quanto irrinunciabile opera di documentazione fotografica dei pezzi erratici.

Riguardo alla pavimentazione dell'aula chiesa non discuto la scelta di una lastricatura moderna (per disegno geometrico e colori) che non si impone ma cerca di dialogare con le sobrie membrature architettoniche, tuttavia, non capisco perché questa sia stata lucidata a specchio: non si tratta certamente di un moderno pacchiano salone per banchetti!

E' necessario spendere qualche parola sull'intervento di restauro del cosiddetto Palazzo dei Giurati.

Prima che venissero spesi migliaia di euro di denaro pubblico avevamo un rudere fatiscente privo di coperture, quindi inutilizzabile, oggi dopo il restauro, abbiamo un rudere fatiscente creativamente crivellato di travi spezzate di legno pregiato esposte agli agenti atmosferici.

Quando anni fa l'arch. milazzese Antonino Giardina propose di ripristinare le coperture del Palazzo dei Giurati per assicurare così all'edificio qualche secolo in più di vita, restituendolo, inoltre, alla pubblica utilità (da menzionare l'interessante proposta di realizzare un cantiere scuola per restauratori di tarsie marmoree) ci fu a Milazzo una vera e propria levata di scudi: i soliti dotti bollarono tale semplice operazione di recupero funzionale come "antiestetica".

I risultati immediati di questa sterile e immotivata opposizione sono stati un blocco dei necessari interventi di consolidamento durato anni e la nefasta divulgazione e trasmissione del concetto di "rudere isolato e ricoperto di edera".

Questa anacronistica idea di restauro romantico fu, di conseguenza, assimilata e riproposta dalla Direzione Lavori che in un'intervista (Gazzetta del Sud dell'1.10.2000), riprendendo i concetti di cui sopra, ha chiarito lo scopo principale del suo bizzarro intervento di recupero: evitare ulteriori crolli mediante strutture che, senza menomare l'immagine ruderale ormai consolidata, possano rioffrire l'edificio all'uso come luogo di sosta panoramica di un ideale percorso. Si prevede, altresì, di facilitare la lettura con leggeri suggerimenti architettonici ". Cosa sono questi misteriosi "leggeri suggerimenti architettonici"? Ecco la pronta e sicura risposta dell'arch. Trizzino: " Realizzare per esempio il tetto ed i solai, ormai perduti, senza tuttavia ricostruirli integralmente ma soltanto accennandoli in maniera tale da permettere al visitatore la comprensione visiva dei volumi degli ambienti ".

Geniale, no?  Come archeologo giudico, inoltre, molto negativo il fatto che si sia proceduto ad un vigoroso sterro per "isolare" l'edificio (con una metodologia ottocentesca) col risultato di rimuovere, senza preventive indagini stratigrafiche, metri cubi di terreno che avrebbero potuto forse fornire elementi utili per la datazione delle varie fasi costruttive del Palazzo dei Giurati.

Per tutte queste problematiche, su cui oggi, a restauro ultimato, tutti hanno la possibilità di riflettere, la Sede di Milazzo di SiciliAntica ha continuamente, ma non sempre con successo, cercato di pungolare i tecnici della Sezione Beni Architettonici e della Sezione Beni Storico-Artistici per spingerli ad assumere un ruolo propositivo di controllo e coordinamento.

Per la destinazione d'uso scelta, rimango dell'avviso che a Milazzo vi siano molti altri complessi architettonici pubblici recuperati o recuperabili e che quindi non era strettamente necessario trasformare il Duomo in auditorium.

E' invece sfuggita alla chiesa locale l'occasione di riqualificare e recuperare l'edificio sacro più prestigioso e monumentale restituendolo dopo un secolo e mezzo alla sua originaria funzione e, soprattutto, è sfuggita agli amministratori l'opportunità offerta dagli spazi della cripta (ormai così stravolta da sembrare una stazione della metropolitana di Roma) e dell'aula chiesa di essere utilizzati come pinacoteca o museo civico di arte sacra sul modello di quello che è stato recentemente realizzato nella cripta del Duomo di Messina. 

Benedetto Roselli

SiciliAntica

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