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CORSO DI STORIA DELL’ARCHITETTURA SICILIANA

ARCHITETTURA MEDIEVALE

Parlare dell'Architettura medievale di una regione che, per la sua naturale posizione geografica si trova al centro di influssi diversi che nel Mediterraneo si incontrano e si scontrano è senz'altro un'ardua impresa.

Nel Medioevo nel Mediterraneo si scontrano 3 zolle tettoniche:

La storia della Sicilia, e la storia dell'architettura e delle arti in questo periodo è il risultato di queste vicende e dei contatti tra i tre mondi che si incontrano (e a volte scontrano) con le loro civiltà, tradizioni e linguaggi.

L'inizio del Medioevo in Sicilia non ha una data certa: non corrisponde esattamente alla data della caduta dell'impero romano d'occidente e neanche all'inizio dell'età bizantina; non coincide con la conquista islamica (827) né con l'arrivo dei Normanni (fine XI sec.).

Bisognerà quindi parlare delle varie fasi che si sono cronologicamente avvicendate in Sicilia.

Tardo-romana e bizantina è la Chiesa di "Vagnu" a Santa Croce Camerina, che risale al V secolo, Il monumento è stato scoperto da Paolo Orsi alla fine del secolo scorso, si rifà a modelli illustri, come il Mausoleo di Galla Placidia nella pianta a croce latina e nel prospetto esterno.

L'architettura della Sicilia tardo-romana e cristiana non sembra avere una sua originalità; si muove infatti in un ambito di ripetizione di una serie di modelli diffusi nel mondo occidentale.

La mancanza di originalità e di individualità nelle architetture della prima Sicilia cristiana si coglie andando avanti nel tempo, verso l'età bizantina, che per la regione ha una durata variabile, dato che la conquista islamica si protrasse per settant'anni.

I pochi monumenti dell'età bizantina conosciuti presentano scarsa originalità e non rispecchiano caratteri regionali, come nella chiesa di Castiglione di Sicilia, in cui l'unico elemento caratteristico, visto il luogo e la conformazione geologica del sito è il materiale di costruzione, la lava. Si tratta di una chiesa tipica del periodo medio-bizantino che va dal VI sec al 1204, a croce greca mascherata all'esterno da pianta quadrata, con copertura centrale a cupola.

Originalità che invece si può cogliere nelle trasformazioni in basiliche cristiane di alcuni tra i monumenti dell'età classica; ad esempio il tempio di Artemide a Siracusa, che venne trasformato in basilica cristiana: lo scheletro del tempio ancora oggi costituisce l'ossatura della chiesa, il peristilio fu trasformato in muro di cinta e il naos (cella centrale) con l'apertura di arcate, divenne la navata centrale della chiesa. Una trasformazione dello stesso tipo fu realizzata anche nel tempio della Concordia ad Agrigento.

Le caratteristiche di ottima conserva-zione del tempio della Concordia sono in buona parte dovute alla lunga utilizza-zione della chiesa cristiana, realizzata con caratteristiche simili a quelle di Siracusa, anche se in seguito si decise di ripristinare l'aspetto del tempio dorico.

L'età musulmana in Sicilia si apre nell'827 e dal punto di vista politico si chiude nel 1061 con la conquista normanna, anche se la popolazione islamica di lingua araba continuò a vivere in Sicilia sotto la dinastia degli Altavilla e fino al regno di Federico II, che cancellò definitivamente l'islamismo dall'isola.

Quindi un'esperienza storica che durò quattro secoli: i primi due in cui la Sicilia appartenne all'età islamica come emirato e altri due come fenomeno di attardamento di un nucleo arabo piuttosto consistente che permane anche sotto il governo cristiano.

Per i primi due secoli non esistono monumenti di epoca islamica certamente databili. I bagni di Cefalà Diana sono forse l'unico monumento di epoca islamica sopravvissuto in Sicilia.

Il bagno con la sua funzione è un monumento di origine araba, e trova paralleli in costruzioni dello stesso tipo soprattutto in Spagna, ma recenti studi lo datano al XII secolo, quindi in successiva età normanna.

La spiegazione più convincente alla mancanza di manufatti del X secolo è quella che trent'anni di guerra hanno prodotto immense distruzioni nel patrimonio edilizio.

A questa causa se ne aggiungono altre: si può pensare che le conquiste successive abbiano trasformato o cancellato i caratteri distintivi degli edifici di epoca islamica; e poi vi è anche la possibilità che l'architettura fosse in materiale scarsamente durevole.

Ad esempio, le mura della Palermo che si ingrandì in epoca islamica erano costruite "de luto" (cioè con fango mescolato a pietre e fatto semplicemente asciugare al sole).

Questa cinta, completamente distrutta, dovette essere ricostruita in pietra nella prima metà del 1300 sotto Federico III d'Aragona.

Sotto la dinastia degli Altavilla in Sicilia fiorisce una straordinaria produzione architettonica, legata alla ricristianizzazione di una regione rimasta musulmana per circa due secoli.

Si costruiscono chiese e cattedrali: la Sicilia normanna è un grande cantiere, in cui si fondono diverse esperienze costruttive.

Di questo periodo è l'unica moschea costruita in Sicilia, ritrovata di recente in uno scavo archeologico di strutture medievali a Segesta. Si tratta di un semplice ambiente rettangolare coperto forse da un tetto spiovente, di cui però non si sa niente dell'aspetto esterno.

Il particolare architettonico presente in tutte le moschee del mondo islamico è una piccola nicchia, la cella della preghiera, orientata verso la Mecca.

Questo ritrovamento prova che in età normanna si fondono diverse culture:

Il linguaggio predominante sotto la dinastia degli Altavilla è quello orientale, infatti si parla di architettura arabo-normanna, le cui caratteristiche sono volumi squadrati, superfici terse e specchiate, forme geome-triche chiare quali il cubo e la semisfera: caratteristiche rintracciabili nelle architetture realizzate in Africa del Nord.

Nel Palazzo della Zisa (el-Aziz, la Gloriosa ), a Palermo il linguaggio orientale è chiaro sia all'esterno che all'interno dell'edificio. Si tratta di un edificio a pianta rettangolare, fatto realizzare da Guglielmo I per risiedervi durante la villeggiatura, e presenta soffitti a stalattite, mosaici e fontane che servono a rinfrescare l'ambiente e produrre giochi sonori particolarmente graditi al sovrano.

Caratteristiche orientali sono anche presenti nella piccola chiesa di San Giovanni degli Eremiti, costruita su preesistenze di origine islamica e realizzata ripetendo modelli geometrici puri quali il quadrato e la semisfera a sesto esagerato.

La costruzione si rifà al mondo islamico e fatimida contemporaneo (Africa del Nord ed Egitto dell'XI e XII secolo), un mondo in continuo contatto con la Sicilia , oltre per le vicende politiche, anche per l'attività commerciale.

Costruttori di origine e formazione islamica sono stati gli autori della Cattedrale di Palermo, voluta dall'Arci-vescovo Gualtiero Offmamidio (che era uno dei maggiori cortigiani dell'entourage di Guglielmo II).

Ancora una volta vengono utilizzati modelli basati su forme geometriche semplici e nitide, e la decorazione è di chiara derivazione islamica, nella successione degli archi incrociati dell'abside.

Le stesse caratteristiche si riscontrano anche nella parte absidale del Duomo di Monreale, in cui l'incrociarsi delle arcate ogivali è scandito dall'alternarsi delle tarsie chiare e scure, che costituiscono l'elemento tipico dell'architettura siciliana anche dopo l'epoca normanna.

E questo anche se all'interno il Duomo si ispira all'architettura paleocristiana, veicolata nella Sicilia dei Normanni dai Benedettini che si spostano da Cava dei Tirreni verso Monreale, e che ebbero concesse l'abbazia e un enorme territorio, che resero l'arcivescovo di Monreale uno dei più ricchi feudatari.

Solo con questa ricchezza si può spiegare la costruzione, nel giro di pochi anni, di un tempio straordinario quale il Duomo di Monreale, che dovette costare cifre impensabili e che vide all'opera anche tecnici e maestranze diverse per cultura e formazione artistica.

Architetti di formazione araba, che lavorarono però su un modello e su una pianta imposta dalla committenza, e maestranze composte da mosaicisti greci, per lo più prigionieri, per celebrare all'interno della chiesa le altezze di una dinastia e di un re che si considerava pari al governo di Bisanzio.

Le colonne e i capitelli sono frutto di spoglio di monumenti romani dell'Africa del Nord, trasportati via mare con grossi oneri, come tanti altri simili frammenti architettonici.

Ad ulteriore dimostrazione di come, nella Sicilia normanna, convivano a volte con esiti felici culture diverse, ci sono alcuni monumenti civili, soprattutto castelli, che è l'altra grande fioritura del periodo normanno, spesso costruiti in coppia o vicino alle chiese.

Ciò si inquadra con la situazione particolarissima che si venne a creare: la Sicilia è una terra in via di trasformazione, verso modelli occidentali.

Questo processo, pur non essendo estremamente violento, avvenne tuttavia sotto la continua minaccia delle armi da parte del vincitore.

La costruzione di castelli si colloca quindi nella situazione di terra conquistata e da trasformare.

Uno fra i pochi castelli normanni che conserva ancora tutto il suo fascino è quello di Paternò, costruito negli anni immediatamente precedenti la conquista di Catania. Di recente nelle mura della cappella sono apparse delle tempere dell'XI e XII secolo.

Questo grande castello-torre (donjon), è il cugino meridionale di quelli sorti in Inghilterra e in Francia nello stesso periodo.

E' costituito da un grande torrione rettangolare a tre piani nel quale sono concentrate tutte le funzioni abitative, militari e difensive del Castello.

Non ci sono resti del periodo che va dalla caduta della dinastia degli Altavilla al ritorno di Federico II, quindi nei trent'anni che seguirono la morte di re Guglielmo.

L'architettura siciliana riprende intorno al 1230.

Non è più rintracciabile nella produzione architettonica quella cultura multietnica e quella varietà che c'era in epoca federiciana.

Si assiste alla nascita e all'affermarsi di un linguaggio architettonico completa-mente diverso, che non ha radici locali e che prescinde dalla tradizione dell'isola: un linguaggio nato altrove che venne forzatamente trapiantato nella Sicilia di Federico II.

Il cambiamento è però evidentissimo: nella Sicilia normanna si costruivano chiese ovunque; con Federico II gli ultimi musulmani vengono deportati ed eliminati e la Sicilia diventa terra Occidentale.

In architettura il committente è lo Stato, che costruisce castelli che sono fortezze militari, palazzi presidenziali per ospitare il re e la sua corte, ma che sono soprattutto simboli della presenza e del potere dell'imperatore.

Non a caso i castelli vennero costruiti nelle città che si erano distinte in rivolte represse nel sangue (Catania, Augusta).

Con la crociata di Federico II, la Sicilia orientale (la costa da Catania a Siracusa) diventa la retrovia dei possedimenti imperiali in terra Santa, dai cui porti si rifornisce di armi e grano.

Quindi sorge il castello Ursino a Catania, il castello ad Augusta e il Castel Maniace a Siracusa, tutti e tre, pur nella loro diversità, concepiti in modo unitario, su una pianta esattamente quadrata con torri angolari, modello considerato rivoluzionario per i primi decenni del 1200.

Il quadrato come base per una costruzione militare è una scoperta romana: il Castrum romano è un cardo e un decumano che si incrociano, circondati dalle mura o da un fossato.

E' un modello che in Occidente si perde, mentre resiste nel mondo orientale e bizantino.

In Europa viene ripreso con le Crociate, quando il mondo occidentale feudale viene a confronto con una tecnologia militare molto evoluta che deve rapidamente copiare e rielaborare.

Federico II si trova in Palestina per due anni, poi si reca a Cipro, vede castelli e fortificazioni molto più robusti e funzionali rispetto a quelli cui l'Occidente è abituato, e li ricostruisce in Sicilia, ripetendo quindi il modello romano elaborato in Oriente, ispirandosi nell'alzato al tipo latino cistercense.

I suoi costruttori sono monaci e conversi dell'ordine cistercense, che ripetono in pianta il modello del castrum romano, mentre per quel che riguarda l'organizzazione degli spazi interni e l'alzato il linguaggio è il latino dei Cistercensi.

Esempio mirabile è Castel Maniace a Siracusa, una enorme unica sala retta da ventiquattro tra colonne, nella zona centrale, semicolonne ai lati e quarti di colonne agli angoli, che reggono una incredibile successione di volte a crociera sottolineate da costoloni che hanno sola funzione decorativa.

Il modello richiama le grandi sale comuni dei monasteri cistercensi, refettori o dormitori. Pur riferendosi alla cultura figurativa gotica di tono solenne, mancano gli slanci, le accentuate verticalità del Gotico, mentre prevale un linguaggio misurato, che guarda al passato.

L'esperienza di Federico II si dissolve però con la morte dell'Imperatore: con la sua scomparsa la civiltà medievale si avvia al tramonto. In Sicilia le aspre lotte per la successione videro vincitore Carlo d'Angiò, che mise fine al regno degli Hohenstaufen e sulle sue rovine impiantò un nuovo regno.

Di questo periodo Franco-angioino (1266-1282) non sono rimasti prodotti databili.

Dal 1282 si apre invece un nuovo capitolo per la Storia e l'Architettura siciliana.

Pietro III, re d'Aragona, sbarca in Sicilia ed inaugura un legame tra la Sicilia e la Penisola Iberica , che durerà fino al Settecento, dapprima come regno indipendente, e dopo Martino I di Montblanc come Viceregno.

Gli Aragonesi dovettero per lunghi anni difendere l'Isola contro le potenze più forti dell'epoca: il regno angioino di Napoli, la Francia e il Papato. Pur se impegnato a difenderne l'indipendenza, Federico III non dimenticava ciò che Federico II, di cui era nipote, aveva realizzato.

Il Castello che costruì a Montalbano Elicona rispecchia un modello federiciano, anche se in proporzioni ridotte, a causa delle sue possibilità economiche: Federico III è il modesto re di una potenza regionale in guerra, in stato d'assedio.

Costruire una reggia in un luogo non certo fra i più importanti della Sicilia deve aver comportato per lui un grosso impegno finanziario.

L'architettura siciliana del 1300 non presenta monumenti gotici paragonabili a quelli dell'Italia del Nord e Centrale, o della Francia, in quanto le risorse finanziarie del regno sono impegnate per la costruzione a scopo difensivo di castelli e mura di cinta.

Gli esempi di questo periodo, pur se interessanti per l'impegno costruttivo e finanziario (si pensi allo Sterio di Chiaramonte a Palermo o al Castello di Favara), certamente non sono paragonabili agli esempi normanni e federiciani.

Rara e preziosa come una perla è la Chiesa Madre di Caltabellotta, in cui si firmò la pace del 1302 alla fine della guerra del Vespro, per il portale con modanature a bastone a zig-zag che accentuano quei giochi chiaroscurali che già si erano visti in epoca normanna.

Altri esempi di monumenti ecclesiastici da citare sono:

I castelli nel 1300 vengono costruiti ovunque, nelle zone di predominio e controllo delle famiglie feudali, che sono i Ventimiglia nelle Madonie, gli Alagona nella zona del Catanese, i Peralta nella zona più occidentale con epicentro a Sciacca e Caltabellotta e soprattutto i Chiaramonte che posseggono Palermo, Agrigento e la contea di Modica.

Molti castelli più che per le soluzioni architettoniche sono da ammirare da un punto di vista formale, come monumenti di grande rilievo soprattutto per la capacità di fondersi con il paesaggio, come nel caso del Castello di Cefalà Diana dei Chiaramonte, che sembra "scaturito" dalla rupe su cui sorge, o come il celebre castello di Mussomeli, in provincia di Caltanissetta, costruito sulle rocce.

Il gotico in cui si inquadra è molto misurato; volte a crociera con costoloni su semicolonne recuperano dopo cent'anni i modelli elaborati per Federico II.

Nel Quattrocento, con il governo dei Viceré, si costruiscono palazzi fortificati, in città come Taormina e Siracusa, in cui il gotico penetra attraverso le influenze aragonesi.

La stagione del gotico in Sicilia si rifà a modelli aragonesi e catalani e si attarda fin nel '500, come dimostra l'edicola di Santa Prudenzia a San Vito Lo Capo, che ripete modelli e moduli di mezzo millennio precedenti.

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