seconda lezione ARCHITETTURA GRECA
La seconda lezione del corso organizzato da SiciliAntica sulla storia dell'architettura siciliana, presso il Liceo scientifico Principe Umberto di Catania, è stata dedicata al periodo greco.
Il relatore prof. Daniele Malfitana, docente presso l'istituto di archeologia dell'università etnea, è stato presentato ai numerosi soci dalla presidente della sede, prof. Maria Bonina.
Dalla fine dell'VIII sec. a.C. si avviò il processo di fondazione di colonie greche in Sicilia e in Magna Grecia ad opera di popolazioni che, partendo appunto dalla Grecia giunsero in Occidente.
Le genti di Calcide fondarono come prima colonia Naxos ed in seguito altri coloni costituirono altre città, soprattutto lungo le coste: Catania, Lentini, Siracusa, Agrigento, Selinunte ed Imera, località per le quali la documentazione archeologica è ancor oggi molto bene evidente.
I coloni portavano nelle nuove città la cultura e la tecnica del costruire sia la casa di abitazione che il luogo di culto.
Le case di questo periodo sono generalmente monocellulari, e sono state ritrovate in buona quantità e in discreto stato di conservazione a Naxos e a Megara Hyblaea.
La tipologia abitativa è ad unico ambiente molto semplice, rettangolare o quadrangolare, con altri due o tre piccoli ambienti ricavati all'interno e il focolare posizionato in uno degli angoli.
Questi edifici sono realizzati con una tecnica costruttiva semplice, utilizzata anche nelle costruzioni dello stesso periodo in Grecia; la stessa tipologia veniva usata indifferentemente per la casa di abitazione e per il luogo di culto.
Solo dalla fine del VII sec. si utilizzeranno nuove tecniche e diversi materiali da costruzione e verrà avviato un processo di diversificazione anche delle forme geometriche: l'ambiente quadrangolare viene usato per le cade di abitazione, mentre la forma rettangolare, stretta e allungata, è più adatta per la costruzione del tempio.
Nella costruzione delle nuove città si teneva conto della necessità di orientare strade ed edifici in modo da evitare il sole estivo ed approfittare dei venti rinfrescanti, di scartare i terreni paludosi e le condizioni ambientali malsane, cercando di disporre di fonti d'acqua pura.
Questi principi, dettati dai medici soprattutto per motivi igienici, divennero norma urbana con la fondazione delle nuove città. Megara Hyblaea rappresenta un esempio di città costruita organizzando lo spazio in modo ragionato.
Anni di scavi archeologici hanno riportato in luce moltissime strutture abitative e di culto, che permettono di fare le seguenti considerazioni.
Risulta ben strutturato l' Agorà , il luogo commerciale della città, la piazza del mercato, ma anche lo spazio aperto di riunione della collettività, attorno al quale si snoda il sistema viario e nel quale si inseriscono alcune emergenze architettoniche importanti, come un tempio e un edificio con funzioni pubbliche (stoà), un portico coperto, che oltre ad essere luogo di incontro e di passeggio pedonale, serve a dare un fondale allo spazio aperto dell'agorà.
Le tipologie più utilizzate nel mondo greco per la costruzione di templi vanno da quelle più semplici, ad unico locale, fino ad arrivare a quelle del tempio periptero , con colonnato regolare di sei colonne sul fronte e dodici o quattordici sul lato lungo, o edifici dipteri, con doppia fila di colonne, tipici della Jonia (l'attuale Asia Minore).
Il modello di riferimento per l'edificio di culto in Sicilia è l'oikos , la casa, con l'aggiunta di elementi caratteristici, che sono la presenza di colonne, la copertura realizzata a tetto spiovente molto ripido e la tipica apertura sul timpano, da dove si doveva affacciare la divinità cui il tempio era dedicato.
Nella fase più antica i templi presentavano una fila di colonne al centro del vano, che avevano una funzione tecnica, in quanto necessarie a sostenere la copertura. Successivamente queste colonne vennero eliminate, mentre si aggiunse un colonnato all'esterno dell'edificio (peristasi).
Il tempio presente nell'agorà di Megara, indicato come il tempio H, datato intorno alla fine del VII secolo a.C., è del tipo a colonnato centrale, con un piccolo ambiente d'ingresso, il pronao , e la cella vera e propria, il naos . Questa tipologia è stata usata anche in altre zone della Sicilia e in Magna Grecia.
La città di Imera, sulla costa settentrionale della Sicilia, è famosa per la battaglia del 480, che segnò un momento epocale della grecità d'occidente e l'inizio di una fase architettonica in cui vennero realizzati in tutta l'isola edifici templari che hanno caratteristiche e dimensioni identiche.
Risale alla fase protoarcaica (circa 625 a .C.) il tempio "A" di Imera, di tipologia uguale a quella del tempio di Megara, ma con le proporzioni invertite: il pronao è assai più ampio del naos.
Appartenente alla copertura di questo tempio è una tegola fittile, conservata al Museo Archeologico di Palermo, che presenta un gocciolatoio molto pronunciato, che doveva servire ad allontanare le acque piovane dalle pareti dell'edificio, realizzate con mattoni crudi, quindi non troppo resistenti alle intemperie.
Risale al 628 a .C. la fondazione della città di Selinunte, che presentava un impianto regolare, di tipo ippodameo, con spazi ben organizzati.
Le porzioni più indagate attraverso scavi archeologici sono l'acropoli, in cui sono stati ritrovati i resti di alcuni edifici templari, e la collina ad est, in cui è ben visibile, perché parzialmente ricostruito, il tempio "E".
Non è stato possibile individuare, per la maggior parte dei templi presenti nell'acropoli, le divinità cui erano dedicati.
I saggi effettuati al di sotto del tempio "E", forse dedicato ad Hera, hanno svelato tre fasi costruttive.
In quella più antica, protoarcaica, l'edificio era composto dal pronao, dal naos e da un ambiente sul fondo, non accessibile ai fedeli; inoltre non era presente il colonnato esterno.
Il primo grande esempio, molto ben conservato, di tempio periptero è l'Apollonion di Siracusa.
Presenta delle innovazioni, fra cui la grande peristasi esterna, composta da sei colonne sui fronti e diciassette sui lati lunghi, raddoppiate sul lato d'ingresso a dare maggiore monumentalità all'edificio, e la doppia fila di colonne monolitiche all'interno della cella, che reggevano gli elementi lignei del sistema di copertura.
Su uno dei gradini del basamento è stata trovata una iscrizione greca che menziona un certo Cleomenes, che ha realizzato il colonnato, ispirandosi a edifici templari che nello stesso periodo venivano costruiti nella Jonia, regione da cui proveniva.
Ancora nell'acropoli di Selinunte, anch'esso parzialmente ricostruito, si trova il tempio "C", che si colloca in una fase di transizione tecnologica:
la costruzione venne avviata in una prima fase con l'utilizzo di colonne monolitiche, che nel procedere dei lavori vennero sostituite da colonne a rocchi.
Caratteristica dei templi selinuntini è la pianta pseudodiptera, che presenta cioè uno spazio tra la peristasi ed il muro della celle talmente ampio da consentire l'introduzione di una seconda fila di colonne.
Da ricordare anche la ricchissima decorazione scultorea del frontone e delle metope.
Nella collinetta accanto l'acropoli di Selinunte si trova il tempio "F", risalente al 520 a .C., che presenta una caratteristica piuttosto interessante:
gli spazi tra le colonne sono chiusi da un muro di tampognatura fino all'altezza di circa tre metri, che accentua la funzione di recinto a protezione della cella.
Il tempio "G", attualmente ridotto ad un cumulo di macerie, era uno dei più grandi edifici templari dell'architettura dorica.
La sua pianta era concepita con un'alternanza di ambienti coperti e di spazi scoperti, sul modello di templi dipteri della Jonia, realizzati con le stesse dimensioni e caratteristiche.
La città di Imera è invece rimasta isolata dal progresso nella tecnica architettonica che ha caratterizzato la Sicilia di quel periodo.
Gli edifici di Imera guardano infatti ad una tradizione molto antica: il tempio "B", datato alla metà del VI secolo, potrebbe risalire al secolo precedente.
Il tempio di Eracle ad Agrigento segna l'avvio di una nuova fase architettonica, quello in cui la cella è completamente libera da elementi di sostegno interni e vengono introdotte due torri scalari ricavate nello spazio tra il pronao ed il naos, che sembrano avere funzioni tecniche: servono infatti a permettere l'accesso al sottotetto per eventuali ispezioni.
Le torri scalari da questo momento in poi vengono introdotte in tutti gli edifici templari realizzati in Sicilia ed in Magna Grecia.
Il tempio di Giove Olimpico di Agrigento, costruito intorno al 480 a .C. e mai ultimato, presentava delle caratteristiche originali, riconducibili a motivazioni politiche.
Celebrò infatti la vittoria dei greci sui cartaginesi, con la cella, tipica degli ambienti templari punici, "imprigionata" da tre file di colonne intervallate da pilastri e dalla tampognatura degli spazi tra le colonne (che rappresentano l'elemento greco).
La copertura era sostenuta da telamoni, colossali figure umane, che impersonano i cartaginesi, ridotti a subire la sconfitta e sostenere quindi il peso della trabeazione.
Gli altri templi agrigentini, quello della Concordia e il tempio di Era, rispettano le dimensioni e proporzioni canoniche, ed hanno caratteristiche simili ai templi "A" ed "O" di Selinunte.
Il tempio che chiude la grande stagione architettonica della Sicilia greca nella seconda metà del V sec. è il tempio di Segesta, nel quale solo attraverso studi approfonditi della struttura è stato possibile rintracciare l'impianto della cella greca, che non è visibile.
Era stato infatti attribuito al culto punico, pur essendo uno dei più notevoli esempi di stile dorico.
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